Dei Sette Savi ma non solo…

La questione delle statue ha polarizzato le opinioni e anche gli umori viscerali di molti utenti della mailing list. Liberati dal timore di seccare il prossimo, che ne pensate? Intanto vi aggiorno.

Non è il caso di dilungarsi troppo sugli antefatti remoti.

Basterà ricordare che le statue sono rimaste in un locale seminterrato del Liceo fino al 28 gennaio di quest’anno (ma quando vi sono arrivate? chi le ricorda ancora al Liceo e in quale data? Il capitolo della rimozione è oscuro e mi piacerebbe ricostruirlo); poi un sabato pomeriggio sono state prelevate da addetti della Provincia, che le hanno trasportate in luogo tuttora non noto, sembra il laboratorio di un restauratore. Secondo accordi con la Sea, si sarebbe dovuto procedere a restauro delle statue per poi esporle a Malpensa, ma per ora tutto è congelato.

Nel frattempo a seguito dell’interessamento dell’Associazione e di altri cittadini in allarme per le modalità anomale e irregolari dell’operazione, il Comune ha incaricato la propria Avvocatura di accertare i termini di proprietà delle statue, che sono pertinenziali al Liceo e quindi risultano ancora di proprietà comunale. Pare poi che la Provincia si sia mossa senza una preventiva autorizzazione della Soprintendenza, e senza un progetto di restauro, oltre che facendo propria una interpretazione erronea della convenzione che ha regolato il passaggio in uso degli edifici del Liceo dal Comune alla Provincia nel 2001.

Al momento si stanno parlando gli avvocati delle due istituzioni, ma il Comune assicura che opererà per garantire la dignità dell’opera e nell’interesse della cittadinanza. Personalmente ho apprezzato il fatto che l’Assessore abbia risposto alle sollecitazioni dei cittadini (in particolare le nostre) anche in una situazione di generale difficoltà e con tanti altri problemi sul tappeto a Milano.

Butto giù qualche altra considerazione, anche per favorire qualche presa di posizione.

L’idea dell’Associazione è sempre stata quella di giungere in primo luogo al recupero dell’opera e di restituirla alla sua collocazione originaria, e in ogni caso alla fruizione della cittadinanza. Si può discutere su questa posizione naturalmente, in particolare su quella massimalista di riportare le statue al Liceo.
Vi sono diverse ragioni che  militano a favore di questa opzione.

La prima è che questa fu la destinazione originaria, ma anche originale dell’opera. Originale perché la collocazione è inusuale, nel giardino di un Liceo non centrale e a vista sulla strada; dunque le statue non furono pensate solo  come un ornamento della scuola, ma vennero anche offerte alla libera visione del passante occasionale o intenzionale.
Questa collocazione coraggiosa di allora è oggi anche una debolezza naturalmente, perché espone le statue ad atti vandalici o anche (Melotti è un autore storicizzato e dalle quotazioni molto elevate sul mercato dell’arte), a possibili furti. Quindi le statue andrebbero adeguatamente protette.
Ma qualunque fosse la destinazione finale, va senz’altro rispettata questa ispirazione originaria, che era quella della collocazione territoriale (mi scuso per l’espressione un tantino inflazionata) dell’opera, e della sua fruizione più ampia.

Un’ultima considerazione è che a Milano una versione dei Sette Savi in un contesto museale si trova già al PAC, e sembra sensato valorizzare una scelta differente.

Ci sarebbe altro, ma mi taccio e lascio la parola agli interessati, iconoclasti compresi.

A. C.

15 commenti

Archiviato in Sette Savi

15 risposte a “Dei Sette Savi ma non solo…

  1. diego

    Oggi (5 aprile 2012) sulla pagina milanese del Corriere è uscito un articolo sui Savi.
    A parte qualche imprecisione (ad esempio il fatto che le statue sarebbero state donate dall’artista alla scuola; falso, vennero commissionate dal Comune nel 1959 e pagate 5.850.000 lire l’anno successivo) l’articolo riporta la notizia che le statue sono attualmente in restauro a spese della SEA, che le esporrà temporaneamente a Malpensa, e del fatto che le statue torneranno poi nella disponibilità del Comune, che ne è proprietario. A questo riguardo si riportano stralci della risposta dell’Assessore Boeri all’interrogazione in merito del consigliere Fanzago. La comunicazione integrale di Boeri la trovate qua sotto.
    Aggiungo che il Comune dopo aver stabilito definitivamente la proprietà delle statue, ha correttamente interpellato la Soprintendenza ai beni artistici prima di consentire l’avvio del restauro, a garanzia della tutela del bene. Sulla destinazione finale delle statue nonostante l’articolo del Corriere si sbilanci a favore dell’ipotesi del rientro al Liceo citando proprio Fanzago e Boeri, è probabilmente presto per dare risposte definitive, ma certamente il Carducci è una delle ipotesi.
    Saluti a tutti
    Diego

    Egregio Consigliere Fanzago

    In merito all’interrogazione consiliare da lei inoltrata il giorno 8 febbraio 2012 la informo che la vicenda, di cui ero già a conoscenza, è stata oggetto–su richiesta di questo Assessorato–di un parere dell’Avvocatura comunale per poter fare chiarezza su alcuni punti oscuri.

    Il Direttore della Direzione Centrale Cultura, dott.ssa Giulia Amato, si è poi incontrata con i responsabili della Provincia per fare il punto della situazione. Dall’incontro è emerso che la Provincia, come solo concessionario del bene, al fine di preservarlo e valorizzarlo, sta procedendo al restauro dello stesso.

    Per quanto concerne la proprietà del bene sono state condotte opportune verifiche che hanno consentito di confermare che le sculture sono di proprietà del Comune di Milano, diversamente da quanto enunciato nella lettera del Settore Musei del 25 maggio 2011.

    Le sculture sono già state trasferite presso lo studio Formica, che è il restauratore di tutte le opere di Melotti, con il benestare del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Il restauro, il cui costo è completamente a carico di SEA S.p.A. in qualità di sponsor, è in fase di ultimazione.

    Le statue, una volta terminato il restauro, verranno esposte In occasione di una mostra temporanea della durata di quattro–cinque mesi presso lo spazio “Soglia Magica” dell’Aeroporto della Malpensa,.uno spazio espositivo realizzato su progetto dell’arch. Pierluigi Nicolin che intende inaugurarlo proprio con una mostra rappresentativa dell’arte milanese.

    Terminata la mostra, le sculture di Melotti, torneranno nella disponibilità del Comune di Milano. Nel frattempo stiamo definendo, anche in considerazione del parere degli eredi, l’ipotesi migliore per la loro esposizione.

    Cordiali saluti.

    Stefano Boeri

  2. elisabetta

    Caro A.C.,

    fai bene ad osservare come da fine 2007 ad oggi ci sia stata una grande, corale attività dell’associazione (a partire dall’appello) e di cittadini (come non ricordare il ruolo cruciale del caro e stimato Prof. Viola che le ritrovò sepolte tra molte masserizie?) a favore del recupero dei Savi. Lascio qui un po’ di storia degli ultimi quattro anni, per ciò che è a mia diretta conoscenza.

    Quattro giorni dopo il ratto di Palazzo Isimbardi, avvenuto di soppiatto in quel sabato pomeriggio di gennaio 2012, alla sola presenza della preside, e comunicato al C.d.I. allibito solo a fattaccio avvenuto, una docente membro consigliere informava sollecitamente l’ex vicepresidente C.d.I. che si era lungamente occupato della vicenda dal 2007 al 2010. Nel giro di poche ore quest’ultimo raggiungeva, (attraverso Limonta) il Sindaco Pisapia, Basilio Rizzo e l’assessore Boeri, e, naturalmente, informava l’ottimo Diego con cui aveva già condiviso un ragguardevole numero di incontri in Provincia, quella di Penati e quella di Podestà, senza apprezzabili esiti, per non dire la frustrazione assoluta. E’ iniziata, tra uffici del Comune di Milano e cittadini informati della vicenda, un’attività frenetica.

    Per raggiungere (almeno) l’obiettivo della definizione inequivocabile e insindacabile della proprietà non è stato inutile, anzi, forse è stato determinante, un vecchio plico polveroso, infiocchettato di rosso ma dimenticato da quasi 50 anni, che quel vicepresidente si era intestardito a ricercare ovunque (a partire dagli attuali scompaginati non-archivi della scuola di via Beroldo 9, comunque chiusi e blindati dai veti della dirigente scolastica attuale: qui dovete cercare per informazioni sui trasferimenti. Un bravissimo studente ex carducciano, Mattia Serranò, ha già prodotto risultati interessanti con le sue ricerche in Sormani), sebbene la leggenda metropolitana più in voga fino al 2009 propendesse per la versione di un generoso dono di Melotti al Carducci, non si sa per quali motivi affettivi. Essendo il Carducci passato in uso alla Provincia nel 2001, quest’idea induceva Palazzo Isimbardi ad accampare malamente proprietà (che non aveva).

    Il fascicolo di cui ho parlato, ritrovato in settembre 2009 in via Grazia Deledda – e di cui il sottoscritto genitore di ex carducciane può lasciare all’associazione, se graditi per documentazione, numerosi scatti, compreso quello del disegno di progetto originale di Melotti e la scheda critica degli architetti Portaluppi, Pollini e Gerla – era rimasto intatto sin dal 1962. La vecchia Amministrazione Moratti se ne disinteressò completamente fino a quando il vicepresidente CdI, ricevuta in marzo 2010 una stupefacente mail dell’Ass. Lazzati che lo informava tranchant che di lì a pochi giorni quel lavoro di Melotti sarebbe stato iscritto al patrimonio della Provincia, si allarmò, comprese le mire predatorie, e contattò immediatamente il direttore di settore Educazione di via Porpora dell’epoca, dr. Mercadante, che, analizzati i documenti – il fascicolo ritrovato, con tutti i precisi passaggi del contratto oneroso tra l’Amministrazione del Sindaco Ferrari e l’Artista, (quasi 6 milioni di vecchie lire) unitamente alla Convenzione “trasferimento in uso” del 21 dicembre 2001 – realizzò rapidamente come non si dovesse porre tempo in mezzo per intimare alla controparte provinciale di non toccare in alcun modo l’opera di Melotti. Inutili, invece, si rivelarono i tentativi di responsabilizzare quello che si supponeva e oggi si dimostra essere un concessionario (che per contratto avrebbe dovuto accudire amorevolmente il bene affidatogli). Palazzo Isimbardi, dopo l’intimazione di quel direttore di settore, rimase silente fino ai primi mesi del 2011, quando (si viene a sapere ora) incaricò uffici del suo assessorato alla Cultura di trattare senza clamori la materia con altre personalità del Comune di Milano (citate indirettamente nella risposta di Boeri). I Savi furono oggetto, tra l’altro, di ispezione severa (ma senza altri esiti concreti) di ispettore USR Lombardia nel 2009/2010 che venne ad analizzare le performances della dirigente scolastica di via Beroldo e di precise domande, su esposto di quel vicepresidente C.d.I., dell’Ispettorato della Funzione Pubblica, dr. Morichetti Franchi, al D.G. USR Lombardia, Colosio.

    Il 2012 corre in velocità tra il rapimento delle statue e la recente, bella, puntuale risposta di Boeri, a cui va la mia personale gratitudine di cittadino qualunque che ha creduto fino in fondo alla possibilità concreta di una chiarezza, a una definizione trasparente della vicenda nello spirito di Melotti, che qui voglio riportare:

    “Al confine tra la vita solare e la vita oscura, i filosofi sono lì a meditare e ogni tanto danno una voce verso il buio, affinano l’udito per ascoltare inavvertiti echi. Risponde la poesia”

    Buona Pasqua,

    e.p., genitore di ex carducciane.

    p.s. Mi parrebbe bello ringraziare – oltre naturalmente a Diego Noja e all’irrinunciabile prof. Vincenzo Viola – per aver contribuito coralmente a questo risultato, che vede di fronte a sè ancora molto, intenso lavoro e la necessità del contributo di tutti, di cittadini qualunque e del liceo attuale, la prof.ssa Elisa Mascellani, liceo Carducci, e la giornalista Tiziana De Giorgio, La Repubblica, a cui si deve la notizia di quello scritto comunale del 2011 che “giustificò” agli occhi di qualcuno il recente rapimento.
    Grazie anche alla Cons. Pd Provincia Diana De Marchi, che con la sua interrogazione ha fatto emergere le contraddizioni di Palazzo Isimbardi, al Pres. di Zona 2 Mario Villa e, infine, all’interrogazione “Fanzago”, che ha indotto quella interessante risposta del nostro Assessore Boeri.

  3. stefano

    Da: Stefano Bregni [mailto:bregni@elet.polimi.it]

    Le Golia sono indispensabili.

    Indelebile Minari nella mia memoria:
    La ginnastica si fa NUDI!
    Gymnos vuol dire NUDO!!
    Sportoletti, togliti la maglietta! Fai vedere a questi INFELICI!!

    Il 30 novembre vi limitate alle Golia, vero?
    stefano

  4. luca

    Palestra o caserma
    Caserma. L’unica parola che la mia memoria collega alle quattro stazioni di Minari e’: caserma. Mi tengo il ricordo del professor Guglielmino e dei suoi corsi pomeridiani o del professor Boniti che ci costringeva a leggere anche la letteratura straniera e non solo il programma di italiano «perche’ altrimenti non sarete mai moderni». Come avrebbe detto il mio amico Max: più quattro stagioni, meno quattro stazioni. Luca Valdiserri, maturita’ 1982

  5. stefano T.

    Finalmente!

    Stefano Torelli

  6. massimo

    Buongiorno a tutti,
    senza volere apparire sacrilego mi associo all’opinione espressa dall’amico Luca [Valdiserri]: le quattro stazioni rappresentavano per me un meccanismo vetusto e ridicolo. Anzi peggio che ridicolo visto che formalizzava un rotocollo di merito ad uso di rachitici vari. Si trattava insomma (sempre secondo me eh, che nessuno si offenda) di uno dei vertici dell’incartapecorimento del Liceo (che del resto veniva saltuariamente definito dal nostro amatissimo Prof. Zambarbieri “un cesso”).
    Le cose belle della scuola erano, detto da uno che se la batteva con Siani sui tre giri, altre.

    Un abbraccio agli amici di allora, di ora.

    Massimo Sacchi
    Maturità 1981 – Sezione E

  7. domenico

    eddai! ci stanno entrambe le quadriplette, mens sana in corpore sano.

  8. Andrea Marcolini

    Pur essendo un compagno di Stefano Torelli (maturità 1979 – corso A) che odiava quelle ore passate in palestra,
    amichevolmente dissento dai detrattori (si fa per dire) di Minari : alla fine ci metteva molto entusiasmo e passione in lezioni colorite che anche allora ci facevano sorridere.
    Ricordo però anche i suoi corsi pomeridiani di ginnastica correttiva al Carducci che frequentavo sin dalle medie.
    Insieme al prof.Bottà (che rivedrò il 30 volentierissimo) quello era un duo di entusiasti che con 2 ore alla settimana ci spronava
    all’attività sportiva: non dimentichiamo che grazie a loro partecipavamo compatti e gasatissimi alle varie corse campestri all’Arena e campionati scolastici
    di atletica nei quali battevamo regolarmente i numerosissimi partecipanti di molti istituti tecnici

    Andrea Marcolini

  9. Giorgio Moreschi

    Per tutti i detrattori e mistificatori si ode chiaro e distinto un solo grido: INFELICI!
    Giorgio Moreschi
    Maturità 1978

  10. alberto

    Pesco dalla memoria altre perle minariane o, se preferite, minaresche:

    “Ma cosa fai? Stai facendo le seghe alla fune???”

    “Cos’è quell’andatura da ‘capriccio spagnolo’?”

    “TXXXn!”, prendendolo in disparte negli spogliatoi, ”dimmi la verità…con quegli occhietti…tu ti tocchi!!!”

    “UXXXì, togliti la maglietta”…..”guardate, GUARDATE che ‘gibilè’ di muscoli!!!!”

    O lo amavi o lo odiavi.

    Io sono fra coloro che l’hanno amato.

    Alberto, maturità 82.

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